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Levante PRIZE 2025:
Francesco Pio Palmieri 
in mostra
all'accademia di belle arti
  di LECCE

In mostra, all’Accademia di Belle Arti di Lecce, le opere realizzate dagli studenti e dalle studentesse di nazionalità italiana e cinese selezionate nell’ambito della prima edizione del concorso promosso dall’Associazione degli studenti e studiosi cinesi in Italia in collaborazione con l’Accademia leccese, l’Accademia di Belle Arti “Rosario Gagliardi” di Siracusa e l’Istituto del Design di Matera.

 

Italia e Cina unite nel segno del linguaggio universale dell’arte. Inaugura lunedì 30 giugno (ore 11 – ingresso gratuito) a Lecce, all’Accademia di Belle Arti, la mostra delle opere selezionate nella prima edizione del “Levante Prize”, concorso promosso dall’Associazione degli Studenti e Studiosi Cinesi in Italia, in collaborazione con l’Accademia leccese, l’Accademia di Belle Arti “Rosario Gagliardi” di Siracusa e l’Istituto del Design di Matera.

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CLASSIFICAZIONE TRA I PRIMI 10

OPERA In mostra 

"la notte è un deserto, un deserto di lampade senza padroni"

tra società come sistemicamente malata, salute mentale e percezione

opera la notte รจ un deserto di lampade senza padrone opera di palmieri francesco pio

Quest’opera si pone come un manifesto visivo e filosofico della nostra contemporaneità, traducendo in forme astratte e vibranti il dramma di quella che potremmo definire la "notte dell’intelletto". Richiamando idealmente il celebre monito di Goya ("Il sonno della ragione genera mostri"), la composizione indaga il fallimento del pensiero critico, della diplomazia e dell’empatia umana di fronte alla tragedia storica del conflitto israelo-palestinese e alla devastazione di Gaza.

Nella parte superiore della tela, un’oscurità densa e avvolgente incombe come un’eclissi apocalittica. Non si tratta di un semplice fenomeno astronomico, ma di un oscuramento morale e spirituale: una cappa d’ombra che cala sul paesaggio di Gaza, soffocandone la storia millenaria e sfigurandone l'originaria bellezza. L'eclissi diventa la metafora di un mondo che assiste impotente, o peggio indifferente, alla cancellazione di un orizzonte umano e geografico.

Dal punto di vista formale, il paesaggio sottostante si articola attraverso una fitta trama reticolare, una geometria di fili luminosi che si sovrappongono e si tendono fino a lacerarsi. Questa rete evoca una duplice e potente allusione: da un lato richiama i confini tracciati con la forza, le barriere, le gabbie geopolitiche e le mappe militari che imbrigliano la terra di Palestina; dall’altro simboleggia il tessuto stesso dell'umanità, stirato e piegato sotto il peso della violenza, ma non ancora del tutto spezzato.

È qui che si innesta il cuore poetico dell'opera, racchiuso nell'epigrafe: "un deserto di lampade senza padroni". Nel deserto generato dalla distruzione — che è al contempo il deserto fisico delle macerie e quello interiore della coscienza contemporanea — brillano ancora dei punti di fuoco intenso lungo le creste delle dune. Queste "lampade senza padroni" sono le vite spezzate, le case svuotate, le anime rimaste prive di rifugio, ma rappresentano anche la verità e la dignità umana che non appartengono a nessun oppressore e non possono essere reclamate da alcuna bandiera.

Nonostante il buio vorace che tenta di inghiottire la scena dall'alto, la terra rifiuta di spegnersi. Il bagliore dorato e ambrato che scivola sulle dune sinuose dimostra che la bellezza e la memoria di quel paesaggio possiedono una luce propria, intrinseca e indomabile. Anche quando il sole della ragione viene eclissato dalla brutalità della storia, il riflesso che emana dalla sabbia continua a fendere le tenebre, trasformando il dolore in una silenziosa, incandescente forma di resistenza e di speranza.

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foto con visitatori e amici
foto con gruppo alloggio
foto con studenti dalla cina
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